Mandrione Story


 

L’Acquedotto Felice fu commissionato nel 1585 da Papa Sisto V (Felice Peretti, da cui prende il nome) utilizzando le arcuate dell’acquedotto Marcio, e le sorgenti dell’acqua Alexandrina. Lungo 28,7 km avrebbe condotto a Roma 50mt d’acqua al minuto.

L’approviggionamento d’acqua proveniva dalle sorgenti situate tra Zagarolo e Palestrina, e serviva per rifornire le zone del Viminale e Quirinale, allora prive di una rete di distribuzione idrica e inoltre ad alimentare le sei fontane della bellissima Villa Papale presso le Terme di Diocleziano.

 

Furono due gli architetti che costruirono l’opera. All’inizio l’incarico fu dato a Matteo Bortolani di Città di Castello il quale sbagliando i calcoli si ritrovò a vedere la sua acqua tornare indietro. Il secondo architetto fu Giovanni Fontana, colui che corresse i calcoli e terminò l’opera, portando nel agosto del 1586 a far zampillare l’acqua nelle fontane della Villa del Papa; ed a fine anno ad approviggionare il colle più alto, il Quirinale.

 

Il percorso dell’acquedotto arrivava a Porta Tiburtina, e da lì proseguiva sul tratto delle Mura Aureliane trasformate in acquedotto, sull’Arco di Sisto V per poi, dirigersi e sgorgare nella Fontana del Mosè, oggi visibile in Piazza San Bernardo.

La monumentalizzazione dell’Acquedotto Felice è rappresentata con l’Arco di Porta Furba (forse denominato così dalla presenza di “FUR” dal latino ‘ladro’, ma l’ipotesi più accreditata è quella che derivi dal latino ‘forma’). In questo Arco sono rappresentate le teste di leone simbolo del Papa Sisto V.

Di fronte all’Arco c’è la fontana eretta da Papa Clemente XII (lo stesso papa della Fontana di Trevi) nel 1733, formata da un mascherone con ali di pipistrello che versano acqua in una conchiglia.

 

L’Acquedotto Felice caratterizza da secoli il paesaggio e la storia del quartiere Tuscolano.

La famosa Via del Mandrione che costeggia l’acquedotto è la via che congiunge la via Casilina con la via Tuscolana. Il toponimo di via del Mandrione deriva dalla mandria, cioè dal luogo in cui si trovava una grande mandria di bestiame d’allevamento.

Dopo il bombardamento di San Lorenzo nel 1943 i vari archi dell’Acquedotto Felice furono utilizzati dalla popolazione sfollata per costruire baracche e case di fortuna. L’acqua approviggionava ed era potabile, gli archi riparavano dal freddo e la terra che costeggiava l’Acquedotto poteva essere coltivata.

Negli anni ’50 la zona è in totale degrado con le baracche che diventano dei simboli di miseria. Anche Pasolini lo descrive nelle sue opere ritraendo il tutto nel contesto rinascimentale dell’Acquedotto Felice.

Negli anni ’60 l’area viene poco a poco riqualificata con interventi pubblici. Grazie alla sua storia l’Acquedotto e la via sono rimasti protetti, rendendoli oggi uno dei luoghi più caratteristici della zona, il cui patrimonio è custodito dalle associazioni di cittadini e da enti pubblici.

Una passeggiata per via del Mandrione fa assaporare la bellezza di questa opera meravigliosa piena di storia che è l’Acquedotto Felice.

 

 


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